Il ricercatore iconografico

Saper scegliere le foto più adatte ai contenuti non è solo un’arte, ma anche una professione.

Per concludere l’anno in bellezza mi sono regalata un ultimo corso, perché la formazione continua non è solo un requisito fondamentale della professione e delle due associazioni di categoria di cui faccio parte (ANITI e Chartered Institute of Linguists), ma anche una necessità personale. Per continuare a crescere, a perfezionarsi e a imparare cose nuove.

A dire la verità, la ricerca iconografica non è proprio una novità per me. Per cinque anni ho infatti lavorato nei servizi creativi di un’azienda internazionale del settore turistico, dove ho imparato a gestire progetti creativi online e offline dalla a alla zeta: ideazione del progetto, creazione dei testi, traduzione, revisione, correzione bozze, verifica e correzione ciano in caso di stampa, verifica e adattamento online, stampa e distribuzione. In ogni caso, la ricerca delle foto più adatte al testo o al contesto era una parte fondamentale di ogni progetto, e anche tra le più affascinanti.

La passione per la fotografia me la sono portata dietro negli anni. Quello che non sapevo è che della ricerca iconografica c’è chi ne ha fatto una professione.

Il corso sulla figura e le competenze del ricercatore iconografico è stato organizzato da Langue & Parole e condotto splendidamente da Marta Fortini, ricercatrice iconografica freelance per case editrici, con l’assistenza di Luca Panzeri, co-fondatore di Langue & Parole ed esperto di fotografia e grafica lui stesso.

Il ricercatore iconografico, o photo researcher in inglese, assiste il photo editor, un giornalista specializzato nella ricerca fotografica che si relaziona con fotografi e redazioni, e può lavorare come dipendente all’interno delle redazioni di giornali e case editrici oppure come consulente esterno. Naturalmente, a seconda del tipo di pubblicazione o di progetto, i tempi di lavoro possono essere strettissimi, come nel caso dei periodici, o più lunghi, come nel caso dei libri per l’editoria scolastica: ma anche qui, come ci ha raccontato Marta, dicembre è per esempio un mese di superlavoro e i tempi di finalizzazione del progetto, dopo la prima ricerca iconografica, sono in genere piuttosto corti.

t7tlyfhgkt0-jakob-owens

Un aspetto fondamentale per la ricerca è la distinzione tra foto creative e foto editorial: le prime sono foto di stock, realizzate ad hoc con attori e decise a priori, mentre le seconde catturano situazioni reali. Inoltre, per una ricerca professionale è meglio evitare le banche di immagini cosiddette royalty-free, in genere amatoriali, ma concentrarsi su siti commerciali come Getty Images, Shutterstock, Contrasto o Fotolia, solo per citarne alcuni. Fortunatamente per il ricercatore, oggi le immagini sono quasi tutte digitalizzate e disponibili quindi su agenzie fotografiche online: anni fa ricordo invece che le immagini in alta risoluzione erano disponibili solo su pellicola/diapositiva, dilatando così sia i tempi di ricerca che di produzione.

Da non dimenticare poi che occorre richiedere alla SIAE il permesso per l’utilizzo di foto soggette a diritto d’autore (altrimenti all’autore stesso, se non iscritto alla SIAE). Parlando di diritti d’autore, abbiamo così scoperto che in Italia non vi è “libertà di panorama”. Cosa significa? Che le foto che scattiamo dei monumenti possono essere utilizzate unicamente a scopo personale ma non commerciale, quindi nemmeno su internet. Così scrive il Ministero dei Beni Culturali: “La libertà di panorama consente di poter fotografare un’opera d’arte o un edificio posto in un luogo pubblico. La legge italiana sul diritto d’autore LdA non contiene alcuna eccezione per le fotografie scattate in luoghi pubblici. Quindi, la libertà di panorama non è prevista. Si deve comunque tener presente quanto stabilito nel Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42), in particolare agli articoli 107 (Uso strumentale e precario e riproduzione di beni culturali), 108 (Canoni di concessione, corrispettivi di riproduzione, cauzione), e 109 (Catalogo di immagini fotografiche e di riprese di beni culturali). Tali beni possono essere infatti riprodotti ai sensi e con i limiti previsti dagli articoli sopra richiamati (autorizzazione da parte dell’amministrazione consegnataria e pagamento di un canone, salvo che la riproduzione non sia chiesta per scopi personali o didattici e non commerciali).” Qui si può leggere un interessante approfondimento sulla storia e lo stato della normativa in materia.

Il problema in questo caso è non tanto l’autore dell’opera, in quanto il suo copyright scade a 70 anni dalla morte, quanto la soprintendenza, in Italia molto frammentata (comune, regione, stato). A metà del 2016 l’Unione europea ha lanciato una consultazione sulla freedom of panorama per tentare di armonizzare le eccezioni presenti a livello dei singoli Stati membri (una panoramica è disponibile qui).

Insomma, la questione dei diritti è molto intricata: tutte le foto sono soggette a diritti, più o meno restrittivi, ed è fondamentale consultarli e richiedere l’eventuale permesso prima di utilizzarle.

0hwloo4opnu-iswanto-arif

Il corso ha anche incluso un esercizio di ricerca iconografica, da svolgersi singolarmente su indicazioni di Marta: in questo caso si trattava di trovare foto adatte a testi di un libro per la scuola media inferiore. Mettere in pratica i suggerimenti e le nozioni acquisite è sempre un buon metodo per imparare: qui mi sono divertita a utilizzare tutte le agenzie fotografiche segnalateci, per capire come funziona la ricerca all’interno di ognuna, testare i parametri di selezione che mettono a disposizione, analizzare la differenza tra i diversi cataloghi. Poi, dopo una prima ricerca, ho selezionato 3/4 foto per soggetto che mi sembravano più adatte allo scopo. Certo è che, come ci ha più volte ripetuto Marta, e qui più che altrove, solo la pratica aiuta a migliorare, anche sbagliando, e ad affinare le doti di ricerca e la capacità di capire quali foto possono funzionare meglio in un dato contesto.

Perché ho scelto di seguire un corso non strettamente legato alla traduzione? Per diversi motivi. Sicuramente per interesse personale. Poi perché la ricerca iconografica è un ulteriore servizio che posso mettere a disposizione dei miei clienti: sono infatti convinta che il traduttore debba proporsi come un consulente a 360° in materia di comunicazione, una figura in grado di risolvere molti problemi ai suoi clienti: traduzione, revisione testi, correzione bozze, scrittura di discorsi, networking con colleghi di altre professioni (grafici, copywriter ecc.). E la ricerca delle foto più adatte ad accompagnare ed esaltare un sito aziendale, per esempio, può essere un’ulteriore freccia al mio arco.

Quest’anno ho seguito anche altri corsi non strettamente legati all’ambito traduttivo, ma più ai soggetti traduttivi: per esempio, un corso sulla stampa in 3D, che sarà, se già non lo è, la grande novità del settore per gli anni a venire. Occupandomi spesso di traduzioni relative alla stampa e alle sue tecnologie, questo corso mi ha aiutata a saperne di più su uno sviluppo di cui forse mi capiterà di tradurre.

Per la mia formazione del 2017 vorrei mantenere questo mix tra corsi più praticamente connessi al mio lavoro e altri in grado di ampliare le mie competenze o di farmi pensare “lateralmente”.

Beh, allora, buon apprendimento a noi!

L’autore del contributo
lauracattaneo.euLaura Cattaneo è una traduttrice italiana che lavora da inglese, francese e spagnolo, specialista in MarCom, transcreation, lusso, ospitalità, legale. La sua esperienza e le competenze di traduzione, revisione, scrittura, marketing e analisi culturale le consentono di adattare i testi ai gusti, alla cultura e alle consuetudini del pubblico e del mercato di lingua italiana. Seguila su Twitter @lauracattaneo_ o visita il suo sito web lauracattaneo.eu
*Tutte le foto utilizzate in questo post sono tratte dal sito unsplash.com e utilizzate ai sensi della licenza Creative Commons Zero.
Annunci